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PADULESI AL SERVIZIO DELLA PATRIA |
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Ottobre
2003. Più di mezzo secolo è passato da quel 25 Aprile 1945, quando,
finalmente, la Seconda Guerra Mondiale vedeva, in Italia, la fine. Per
tanti, per le famiglie che avevano avuti i propri cari impegnati sui
fronti di guerra, era il sollievo del risveglio dopo un lunghissimo
incubo. Ora
la vita non era più un attimo da consumare disperatamente perché il
presente era l’unica realtà che si poteva immaginare: la parola
“futuro” assumeva il significato di una promessa allettante e piena di
prospettive. C’erano i morti, chi non sarebbe più tornato, ma si doveva
avere la forza di seppellirli, necessariamente seppellirli, anche se il
loro ricordo andava, questo si, sempre coltivato. Per
chi vive nel mondo attuale, il dramma dei conflitti combattuti nel primo
cinquantennio del Novecento è qualcosa che riguarda solo i libri di
storia, una lezione da mandar giù per superare un’ interrogazione o un
esame, senza che possa essere avvertito come qualcosa di vivo ed
incombente. E’ forse giusto, ma dimenticare chi ha visto la sua
giovinezza consumarsi sui campi di battaglia, ci è sembrato qualcosa a
cui ribellarsi. “Padulesi
al servizio della Patria” rappresenta questo: il tentativo di rendere
vive delle pagine di storia, di riscoprire le aspettative che
caratterizzarono la vita dei padri, di ricostruire il clima in cui questi
vissero. E’ vero: la vita è
un’occasione, qualcosa da vivere pienamente, da gustare con
ingordigia, con passione, senza lasciarsi un attimo di tregua. Quei
ragazzi, tanti anni fa oramai, quell’occasione la persero e non per loro
scelta. In
un brutto romanzo si parla della “guerra degli altri”, della guerra
che taluni decidono e gli “altri” combattono e ci sembra questa la
locuzione che meglio descrive la realtà dei soldati d’Italia in
generale, e di Padula in particolare, chiamati alle armi durante la storia
della nostra Nazione. Forse questo non sarà sempre vero, ma nella
maggioranza dei casi pensiamo che sia stato così. Sono
le storie di soldati semplici quelle che si sono volute rappresentare in
queste immagini, perché le guerre d’Italia sono state soprattutto
guerre di militari il cui equipaggiamento era costituito esclusivamente da
miseria, paura, voglia tenace di sopravvivere. Tanti
non sono stati degli eroi,
arsi dal “sacro fuoco” di gesta folgoranti, altri si può dire
che “ci credevano”, ma tutti sono stati accomunati dal destino di un
domani che era solo una parola che aveva perso ogni significato concreto. Disincantati
e sforzandoci di dismettere ogni aura di celebrazione, abbiamo dedicato
questa mostra a quei ragazzi per i quali l’Italia, la Patria, era
rappresentata solo dalla cartolina precetto e dal passaporto per emigrare.
Quelle
lapidi adorne di nomi che circondano un monumento che, chissà perché, a
tanti non piace, assumono il significato di un testamento morale lasciato
da quei giovani alle generazioni che li hanno seguiti e contenente
un’unica disposizione
rappresentata dalla raccomandazione a coltivare i valori della pace
e della tolleranza.
Il Comitato
“Padula
Centro Storico”
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