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"Padulesi all'Estero"

 

Gli Italiani conobbero per primi l’America, ma fu dopo l’unità del Paese  che si ebbe  una vera e propria emigrazione di massa. Dopo la campagna di Giuseppe Garibaldi e dei Mille (1860), le regioni meridionali vennero annesse al resto della penisola unificata e quello che era stato il Regno di Napoli  viene a trasformarsi in un insieme di province del nuovo regno d’Italia.  Il governo italiano si scontrò con un antico fenomeno, diventato, in alcune province, di massa: il brigantaggio. Anche Padula conobbe questo fenomeno: il temibile brigante Masino, artefice di molte scorribande, fu ucciso proprio nel nostro paesino. Viene recitata  ancora oggi, in riferimento alla cattura del brigante, la strofa “Maria Rosa longa e lesta sé menau pe la finestra”.

 La prima fase dell’emigrazione di massa fu un “colossale fenomeno di povertà e di sottosviluppo per chi non aveva ricevuto che il diritto di andarsene: era l’alternativa alla miseria, la via d’uscita al dilemma corrente:  o brigante o emigrante”. Di identica prospettiva sono molti studiosi del fenomeno: si ritiene che l’elemento fondamentale che determinò la lunga traversata verso le Americhe fosse soltanto la miseria.  Non sempre era questa la motivazione  che , in un periodo così duro, spingeva a partire, ma si andava per mare anche per cercare una promozione sociale; si affrontava un lungo viaggio sapendo che, una volta sbarcati, la vita ricominciava e  bisognava esprimere tutte le proprie potenzialità  per consolidare una  posizione, a volte per arrivare ad essere  importanti imprenditori edili, altre per diventare ricchi orefici o proprietari di un buon ristorante. A tal proposito, tra i tanti, si  ricorda il padulese Don Miguel Ferrino, il quale fondò nel 1860, in Messico,  la Bodegas Vinicolas de Coahuila, ancora oggi in piena attività, probabilmente gestita da suoi discendenti, pubblicizzata anche su internet.

Gruppi di famiglie, interi quartieri di piccoli e grandi paesi, attraverso le “catene di richiami”, lasciarono le proprie case per trovare lavoro nelle costruzioni di strade, miniere,  partecipando attivamente alla crescita urbanistica dei paesi d’arrivo. E’ stato di certo il richiamo di parenti ed amici quel che ha in parte contribuito ad accrescere il flusso migratorio; avere un parente, un amico già ambientato nelle Americhe significava per l'aspirante-emigrante avere una base, un primo appoggio. Inoltre, osservando l’andamento del flusso migratorio di molti paesi del Sud, si può notare come le persone che decidevano di partire scegliessero le mete dove altri loro paesani avevano fatto fortuna. Questi italiani - dal senso nazionale tanto debole prima della partenza- scoprirono l'italianità nel ritrovarsi all'estero: “non sono più veneti o calabresi, genovesi o napoletani ma, semplicemente, italiani”.

I centri principali di attrazione furono l’Argentina, Cuba, l’Uruguay, il Brasile e gli Stati Uniti (solo in tempi più recenti flussi migratori più importanti si orienteranno verso altri spazi: Venezuela, Canada ed Europa centro settentrionale ). Pochi, invece, gli italiani che si spostarono verso il Messico, il Perù, l'Ecuador, il Guatemala e la Bolivia.

Nell’ultimo ventennio del XIX secolo, emigrò una consistente massa di persone dal Mezzogiorno d’Italia e le liste d’imbarco delle navi partite per il lungo viaggio dai porti di Napoli, Genova, testimoniano la consistente portata del fenomeno. Molti, soprattutto gli uomini, partivano inizialmente da soli per poi richiamare, passato qualche anno, la propria famiglia (spesso pagando il biglietto con i soldi sudati in America), o gli amici restati al paesino.

Le lunghe liste di nomi rinvenute nei registri di Ellis Island attestano, attraverso l’indicazione della loro provenienza, la partenza di cospicui gruppi di individui anche dal piccolo centro padulese. (Vedere cartellone Giasi-Lentino). Cognomi dal suono familiare si susseguono nel giuoco di un’interminabile circolarità nella quale l’amico chiama l’amico e, così, una comunità che all’inizio del XX secolo contava una delle popolazioni più numerose del Vallo di Diano si ritrova ben presto dimezzata dall’impulso irrefrenabile di inseguire il sogno americano.  E’ l’amica del cuore che, in una nostalgica missiva saluta la compagna di sempre nell’incerta prospettiva di poterla forse un giorno riabbracciare: “ Al sol pensare alle nostre argentine risate, ai nostri scherzi piango amaramente il nostro divisamento…..vuoi tu dunque attraversare l’oceano, si! Attraversalo felicemente con i tuoi .Finisco di conversare con te perché i miei occhi piovono un mondo di lacrime ed il mio cuore essendo così addolorato non sa dirti altro che addio.”

Acquista così molta importanza la corrispondenza degli emigranti. Nei paesi ogni occasione diventa l’opportunità per parlare dei successi e dei nuovi posti dove il compaesano si stanzia e, ai fini del richiamo, si instaura uno strumento di comunicazione che proseguirà con gli anni. La rassegna  di foto e non solo, di documenti, carteggi, missive, mostra il forte legame che tiene avvinte le due estremità del mondo in un dialogo a distanza che prosegue attraverso le immagini di vita quotidiana che, affidate alla testimonianza di riproduzioni fotografiche, piuttosto che alla labile memoria dell’oralità,  gli emigranti lontani inviano a parenti e amici, quasi a volere preservare una sorta di unione virtuale, di comunione con il luogo di origine.  La forza dell’ingegnio, la creatività, il dolore, la fatica , la speranza , la progettualità di chi ha cercato altrove la strada del proprio futuro emergono con decisione da quelle immagini che ancora sembrano comunicarci i loro sogni, la loro inarrivabile ed inesauribile speranza.

Braccia  use alla fatica intrecciano con la storia individuale di ciascuno le linee di una crescita espansiva che trova nello sviluppo urbanistico uno dei principali sbocchi della creatività padulese nel mondo. Testimonianza ne è il Venezuela dei primi anni ‘50  in cui l’urbanizzazione riceve un apporto incisivo dal lavoro di miglia di emigranti italiani, tra i quali numerosissimi padulesi, come dimostrano le foto di gruppi di lavoratori impegnati in cantieri edili.

Altri partiti, invece,  alla sola ricerca, forse, del mito collettivo, delle grandi speranze, degli orizzonti sconfinati di un immenso continente nel quale si imponevano nuovi e diversi modelli di vita, come il giovane dr. Marsilia, che solo mezzo secolo prima lasciava, con in tasca il suo attestato di laurea in medicina(rilasciatogli nel 1896 dall’Università di Napoli), il paese di origine per andare ad esercitare la sua professione nell’America del sud. L’impegno, l’abnegazione, la solidarietà verso la gente del posto, l’opera notevole di assistenza prestata ai meno abbienti gli valsero l’ammirazione di quel popolo che alla sua morte gli eresse una statua, quale segno tangibile della propria riconoscenza, cristallizzandone per sempre in quei luoghi la memoria.

La storia individuale dell’uno si intreccia con la sorte e il destino dei tanti di cui è data solo la traccia, l’inizio di un racconto che si snoda nei secoli, abbracciando il vissuto di intere collettività ; un breve spaccato di tante singole vite,  storie diverse che confluiscono  in un destino collettivo del quale la rassegna intende conservare memoria, essendo ancora parte viva della storia della nostra collettività.

 

                                                 Comitato Padula Centro-Storico

                                                                                         

                                           

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